Altro

Lince dei Balcani: la lotta per salvarla dall’estinzione

Nei monti al confine tra Macedonia del Nord e Albania vive un grosso felino selvatico, la lince dei Balcani, oggi a rischio di estinzione, minacciato dall’Uomo e dai cambiamenti climatici.

 

La lince dei Balcani (Lynx lynx balcanicus) -uno degli animali simbolo della regione- è una sottospecie della lince eurasiatica. Le sue dimensioni sono simili a quelle di un cane di taglia media e il suo mantello maculato può assumere diverse colorazioni.

Si muove con grande agilità, saltando fino a tre metri, e con sorprendente silenziosità, soprattutto di notte e sulla neve, caratteristiche fondamentali per un predatore carnivoro quando va a caccia di cibo.

Le ultime stime parlano della presenza di appena una quarantina di maschi riproduttori rimasti nell’area tra Macedonia del Nord e Albania e il totale di animali si aggira intorno ai cento esemplari.

Di recente è stata inserita nella “lista rossa” Iucn (Unione internazionale per la conservazione della Natura) come sottospecie a grave rischio di estinzione.

 

Lince dei Balcani (foto Goldman Environmental Prize)

Lince dei Balcani (foto Goldman Environmental Prize)

Il Balkan Lynx Recovery Programme per salvare la lince dei Balcani

Dal 2006 alcune Ong ambientaliste balcaniche ed europee hanno dato vita al Balkan Lynx Recovery Programme, dedicato proprio alla salvaguardia della lince dei Balcani.

Il programma si basa su tre approcci principali: l’adozione di misure di protezione per la lince e la sue prede, la creazione di nuove aree protette e la cooperazione con le autorità e con la popolazione locale.

«Inizialmente abbiamo condotto un’indagine non solo sulla lince, ma anche sugli altri animali selvatici e domestici, in particolare altri grandi predatori e i possibili conflitti -spiegano da Kora, associazione animalista svizzera che si occupa della tutela della fauna selvaticaPer la lince abbiamo messo in piedi un sistema di monitoraggio, con un network d’informatori e di trappole fotografiche. Quindi abbiamo lavorato per promuovere la realizzazione di nuove zone di protezione e la nascita di parchi nazionali, come ad esempio quello di Shebenik-Jabllanica in Macedonia del Nord e del Korab-Koritnik in Albania. Questi parchi non soltanto aiutano a preservare fauna e flora, bensì anche ad attirare turismo sostenibile e favorire le entrate della popolazione locale. Proprio il coinvolgimento degli abitanti delle aree interessate, così come la cooperazione con le autorità nazionali e locali, sono state un’ulteriore sfida, considerando le varie tensioni nell’area».

Dal 2013 gli sforzi del progetto sono stati estesi al Kosovo e al Montenegro; all’inizio di ottobre di quest’anno si è tenuta a Pejа, in Kosovo, la riunione di avvio della quinta fase.

Al meeting hanno partecipato i vari partner (oltre a Kora, anche l’Ong macedone Mes, l’albanese Ppnea, la kosovara Era e la tedesca EuroNatur) per individuare le priorità degli anni a venire.

 

Due esemplari di lince dei Balcani (foto Goldman Environmental Prize)

Due esemplari di lince dei Balcani (foto Goldman Environmental Prize)

Dal 2020 un focus sulla Macedonia del Nord

Il cuore delle attività a partire dal 2020 riguarderà la Macedonia del Nord. In particolare, si continuerà a lavorare sulla sensibilizzazione degli alunni delle scuole elementari nella regione di Mavrovo e dintorni (oltre 1.500 gli studenti già coinvolti finora); proseguirà un lavoro sulle zone-pilota di caccia nella parte occidentale del Paese e si punta alla proclamazione dell’area protetta di Suvi Dol, oltre a un lavoro a livello nazionale per migliorare le normative e le politiche in materia di caccia e protezione della natura.

Altre iniziative riguardano invece tutti i Paesi coinvolti, con ulteriori ricerche e monitoraggio della popolazione di lince dei Balcani presente nell’intera regione e lo studio di corridoi faunistici che consentano lo scambio genetico tra le diverse popolazioni di lince europea.

Gli obiettivi generali del progetto restano invariati: evitare un ulteriore declino della popolazione di lince dei Balcani; raccogliere tutte le conoscenze necessarie per definire un programma di conservazione a lungo termine; costruire la capacità professionale necessaria per il mantenimento di questo programma e creare un’atmosfera favorevole alla salvaguardia della lince e della natura attraverso un solido partenariato istituzionale, la sensibilizzazione e il coinvolgimento dell’opinione pubblica.

«In particolare lavoreremo per preparare gli abitanti locali al ritorno della lince dei Balcani, elaborando piani di gestione, organizzando attività educative, consigliando gli agricoltori e gli allevatori -spiegano da EuroNatur- Vogliamo creare i presupposti per una convivenza pacifica tra la lince e l’uomo: per questo serve anche garantire uno sviluppo sostenibile della regione, offrendo alle persone che vivono qui prospettive di sostentamento in armonia con la natura».

 

La lince dei Balcani in un francobollo macedone

La lince dei Balcani in un francobollo macedone

Dighe, fiumi e lince dei Balcani: un destino incrociato

Le battaglie ambientaliste per difendere la lince dei Balcani hanno interessato anche la tutela del suo habitat, minacciato da un lato dal surriscaldamento globale e, dall’altro, dai progetti di antropizzazione delle aree naturali.

In particolare, ancora una volta, nel mirino è finita la prevista realizzazione di centrali idroelettriche sui fiumi di montagna più selvaggi.

Ben 22 progetti erano stati presentati all’interno del parco nazionale macedone di Mavrovo ma le forti proteste, incentrate proprio sulla potenziale estinzione della lince balcanica, hanno messo tutto in discussione, con la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo che ha bloccato il finanziamento di 65 milioni di euro.

Mavrovo è il principale e più antico parco in Macedonia del Nord, con oltre 700 chilometri quadrati di foreste, canyon, cascate, torbiere e vette montane.
Prezioso scrigno di biodiversità, oggi offre rifugio a oltre un migliaio di piante differenti e a diversi animali, tra cui orsi, lupi, aquile reali e, appunto, la lince dei Balcani.

Le dighe previste -a detta delle Ong ambientaliste e di oltre cento scienziati ambientali locali che hanno firmato una petizione per bloccarle- avrebbero invece portato la presenza massiccia di infrastrutture, rumore e svariate attività umane, dannose per le specie selvatiche, oltre a minacciarne direttamente gli habitat.

La vittoriosa battaglia ambientale è stata anche premiata con il Goldman Environmental Prize 2019, l’Oscar dell’ambientalismo mondiale assegnato all’attivista macedone Ana Colovic Lesoska, direttore dell’Ong Eko-Svest, che ha realizzato campagne per oltre sette anni contro la costruzione di due grandi centrali idroelettriche nel parco nazionale.

Lince dei Balcani nel parco nazionale macedone di Mavrovo (foto pagina Facebook)

Lince dei Balcani nel parco nazionale macedone di Mavrovo (foto pagina Facebook)

Anche la deforestazione minaccia la lince dei Balcani

«Se vogliamo che sopravviva in Europa e se vogliamo che la popolazione sia sufficientemente indisturbata da aumentare in numero, sono necessarie misure di protezione intensiva -sottolineano dall’Ong ambientalista tedesca EuroNatur- Questo animale è infatti abbastanza flessibile per quanto riguarda l’habitat, ma due fattori sono essenziali per la sua sopravvivenza: tratti di natura ininterrotti, cioè non attraversati da strade o con la presenza di altri elementi umani, e sufficienti prede».

La lince dei Balcani, in particolare, ama le aree naturali incontaminate e indisturbate: se queste vengono minacciate o distrutte, è costretta a uscire dalle aree protette per cercare tranquillità altrove, finendo anche preda di cacciatori e bracconieri.

La deforestazione illegale è pertanto un’altra delle grandi minacce per questo esemplare di fauna selvatica nell’area balcanica, con il diradamento di boschi e foreste a renderne sempre più difficile la sopravvivenza.
E, proprio in Macedonia del Nord, vi sono alcune delle aree maggiormente a rischio sotto questo punto di vista.

«Segni preoccupanti di processo di disboscamento eccessivo sono già visibili nei pendii più bassi dei Monti Šar macedoni, l’area più densamente popolata: qui, in molti luoghi, il bosco è già intervallato da ampie zone di terra nuda -denunciano ancora da EuroNatur- È solo questione di tempo prima che le risorse si esauriscano e che l’eccessivo sfruttamento inizi a diffondersi nel paesaggio naturale ancora intatto delle regioni superiori».

La parte di questa catena montuosa che si trova in Kosovo (dove è chiamata Sharr) è fortunatamente già stata messa sotto protezione, ma l’obiettivo è quello di creare un grande parco transfrontaliero tra Albania, Macedonia del Nord e Kosovo, per tutelare in modo più efficace una delle ultime aree selvatiche d’Europa e la fauna che lì vive.

Ti è piaciuto questo articolo? Fai anche tu la tua parte!
Sottoscrivi il tuo impegno a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e condividilo!