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DiCaprio si schiera in difesa del Vjosa, il fiume selvaggio d’Albania

L'attore Leonardo DiCaprio supporta la protesta di numerose Ong ambientaliste per salvare il fiume Vjosa, nell'Albania meridionale, dalla costruzione di centrali idroelettriche che ne comprometterebbero il prezioso ecosistema, ancora selvaggio e intatto.

Questo è uno degli ultimi corsi d’acqua selvaggi d’Europa. Ma per quanto tempo?”: così ha scritto a proposito del fiume Vjosa, in Albania, Leonardo DiCaprio sul suo profilo Instagram.

L’attore premio Oscar, noto per il suo forte impegno in ambito ambientale, ha postato un video girato dall’agenzia Associated Press, criticando la prevista costruzione di decine di dighe per la produzione di energia idroelettrica.

Il fiume Vjosa scorre attraverso i pendii boscosi delle montagne greche del Pindo fino alla costa adriatica dell’Albania -prosegue il post della star hollywoodianaIl Governo albanese ha avviato piani per arginare il Vjosa produrre l’energia elettrica necessaria per uno dei paesi più poveri d’Europa, con l’intento di costruire otto dighe lungo il fiume principale. Fa parte di un boom mondiale dell’energia idroelettrica, soprattutto nel sud-est asiatico, in Sud America, in Africa e nelle parti meno sviluppate dell’Europa”.

 

DiCaprio Vjosa

Leonardo DiCaprio con Greta Thunberg – Foto tratta dal profilo Instagram di Leonardo DiCaprio

Idroelettrico e global warming

DiCaprio, nel suo post Instagram, non manca quindi di approfondire il tema idrico ed energetico, innanzitutto in relazione allemergenza climatica: “Alcuni considerano l’energia idroelettrica come una fonte di energia affidabile, economica e rinnovabile, che aiuta a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili che riscaldano il pianeta. Ma alcuni studi recenti mettono in dubbio il valore dell’idroelettrico nella lotta contro il riscaldamento globale. I critici affermano che i benefici dell’energia idroelettrica sono sopravvalutati e controbilanciati dai danni che le dighe possono fare. Le dighe bloccano infatti il flusso naturale dell’acqua e dei sedimenti. Possono anche cambiare la chimica dell’acqua e causare la crescita di alghe tossiche”.

E conclude: I fiumi sono una parte cruciale del ciclo globale dell’acqua. Essi agiscono come arterie della Natura, trasportando energia e nutrienti attraverso vasti paesaggi, fornendo acqua per bere, per la produzione alimentare e per l’industria”.

DiCaprio Vjosa

Veduta aerea del Vjosa – Foto di Gabriel Singer per Save the Blue Heart of Europe

Vjosa: un paradiso in pericolo?

La Valle del Vjosa, in Albania, appare ancora oggi come un paradiso naturale, solo marginalmente intaccato da qualche raro insediamento umano.

Il fiume scorre in Albania per oltre 200 chilometri, spesso dividendosi in più bracci separati da ampi banchi di ghiaia, con un percorso che si modifica in ogni stagione.

Il suo letto è composto da sedimenti accumulatisi nel corso dei millenni, che arrivano fino al mare Adriatico, modellandone la costa.

Le sue fertili pianure alluvionali sono coltivate in modo non intensivo, oltre a essere pascolo per mandrie di pecore e capre; sui pendii, prima degli scoscesi e aridi monti, crescono gli ulivi.

Nelle acque si trovano centinaia di specie di pesci e insetti, lumache e vongole d’acqua dolce, inclusi alcuni animali rari quali il serpente di dadi, il rospo verde, la rana degli alberi e la tartaruga di stagno europea.

«Il Vjosa è uno degli ultimi grandi fiumi europei a flusso libero, senza ostacoli artificiali lungo tutto il suo percorso in Albania. È un punto di riferimento per la biodiversità e ospita molte specie in pericolo in Europa. Ma la costruzione di centrali idroelettriche su così vasta scala ne distruggerebbero sicuramente l’ecosistema e l’ambiente unico», spiegano dall’Associazione EcoAlbania, in prima linea per sensibilizzare l’opinione pubblica e salvaguardare il corso d’acqua.

Ponte sul fiume Vjosa, Albania – Foto di Goran Šafarek

La battaglia delle Ong ambientaliste

Da anni, il Vjosa è al centro di una dura battaglia da parte delle Associazioni ambientaliste albanesi (e non solo) per evitare la costruzione incontrollata di bacini idroelettrici, che andrebbero a modificare il flusso delle acque, danneggiando l’ecosistema e portando alla perdita di flora e fauna.

A inizio autunno, circa 150 Ong mondiali avevano scritto al primo ministro albanese, Edi Rama, chiedendo di bloccare i progetti di costruzione delle centrali idroelettriche sul fiume e i suoi affluenti (per un totale di 45 impianti) “fino all’elaborazione di una valutazione strategica dell’impatto ambientale e di un piano di gestione integrata dei bacini idrografici che tenga conto degli aspetti sociali, in particolare delle potenzialità dell’ecoturismo”.

Le Ong ambientaliste hanno quindi rilanciato, presentando la proposta di istituire sul bacino del Vjosa il primo Parco nazionale d’Europa per un Fiume Selvaggio: un modo per proteggere il corso d’acqua e i suoi affluenti dalla sorgente al mare, vietando ogni tipo di manufatto umano (a partire proprio dalle dighe) a interrompere il flusso libero delle acque.

DiCaprio Vjosa

Un’ansa del Vjosa nei pressi di Këlcyrë – Foto di Francesco Rasero

Energia vs Natura

Il Governo albanese, però, aveva puntato proprio sull’idroelettrico per rilanciare il settore energetico nazionale, in un Paese in cui oggi un terzo dell’energia viene importata e sono ancora frequenti i black out, seppure maggiormente dovuti alle carenze strutturali della rete.

Secondo i piani, grazie alle dighe fluviali (finanziate in gran parte da investimenti occidentali), l’Albania avrebbe potuto diventare addirittura esportatore di energia proveniente da fonti che l’Agenzia Internazionale per l’Energia classifica come “rinnovabili”. «Ma il paesaggio e la biodiversità non sono rinnovabili», ribattono gli ecologisti.

Di recente, il premier Edi Rama ha quindi annunciato una moratoria per le mini-centrali idroelettriche (al di sotto dei 2 MW) definendole “inutili e dannose”, affermando anche che l’acqua e la bellezza rappresentano due delle principali ricchezze del Paese.

«La dichiarazione del primo ministro del paese stabilisce un precedente poiché, ad oggi, il Governo non si era espresso in alcun modo contro l’energia idroelettrica, e non aveva nemmeno considerato la possibilità che le piccole centrali idroelettriche potessero rappresentare un serio pericolo per le persone, l’ambiente e le imprese -dichiarano dal Wwf Adria, altra organizzazione impegnata nella difesa dei corsi d’acqua selvaggiQuesto riconoscimento pubblico è un passo importante per garantire un futuro sostenibile per i fiumi albanesi che scorrono liberi».

DiCaprio Vjosa

La foce del Vjosa nel mare Adriatico – Foto di Ermir Begeja per Save the Blue Heart of Europe

Save the Blue Heart of Europe

Intanto, in tutti i Balcani occidentali prende sempre più piede la campagna “Save the Blue Heart of Europe”, che mira a “proteggere i fiumi più preziosi da uno tsunami di circa 2.800 progetti di dighe”,di cui circa un quarto previste all’interno di parchi nazionali, aree protette o siti di interesse ambientale.

«Il cuore blu d’Europa batte nella penisola balcanica: qui si trovano ancora i fiumi più belli e selvaggi del continente: torrenti cristallini, cascate spettacolari, gole e profondi canyon fluviali, foreste alluvionali e grandi fiumi selvaggi con vasti banchi di ghiaia caratterizzano questa rete fluviale mozzafiato -spiegano sul loro sito BalkanRiversInoltre, questi fiumi sono uno dei punti più importanti in Europa per la biodiversità di acqua dolce. Lo sapevate che i fiumi balcanici ospitano 69 specie di pesci che vivono solo qui, oltre ad alcuni delfini fluviali? Purtroppo le previste centrali idroelettriche non lasceranno nessun fiume intatto».

La campagna è coordinata dalle Ong europee Riverwatch ed EuroNatur e realizzata in collaborazione con partner locali.
I siti considerati a rischio riguardano anche altre aree dell’Albania, così come gran parte dell’ex Jugoslavia, a partire da Serbia e Bosnia ed Erzegovina, e svariati fiumi in tutta l’Europa sud-orientale.

Recentemente le prime concessioni per la realizzazioni di centrali idroelettriche sono state revocate in Slovenia, Macedonia del Nord e Montenegro.

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Centrali idroelettriche in progetto sui fiumi dei Balcani (fonte: RiverWatch ed EuroNatur per la campagna Save the Blue Heart of Europe)

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